Nuova fumata grigia (tendente al nero) ieri a Roma nella Terza Commissione del Csm, che sta esaminando la richiesta di concedere il via libera per il co.co.co. a Michele Emiliano per inserirlo tra i consulenti del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Sul tavolo c’era anche la proposta di consulenza presso la Commissione d’inchiesta del Senato sul lavoro, avanzata dal parlamentare Tino Magni: l’incartamento, però, è stato considerato non istruibile o valutabile perché la richiesta di «fuori ruolo» doveva essere accompagnata da «un’espressa accettazione del magistrato stesso». Senza tale controprova, l’istanza è stata momentaneamente accantonata.
La discussione sul contratto proposto da Decaro al suo predecessore (con uno stipendio di circa 130mila euro) è stata solo accennata perché era assente la commissaria Maria Luisa Mazzola: si è riflettuto sul contratto e sul perimetro d’azione indicato per Emiliano. Tra le obiezioni emerse c’è quella secondo cui «un consigliere non è la stessa cosa di un “operativo”»: il via libera creerebbe un precedente per il quale tutti gli enti territoriali potrebbero chiedere un magistrato in aspettativa per affidargli compiti dirigenziali (o di capo dipartimento).











