Potrebbe essere nominato consulente non genericamente “giuridico” ma su specifici dossier, Michele Emiliano, che non vuole tornare a fare il magistrato, perché convinto dell’inopportunità di una scelta che 20 giorni fa ha definito, «un assurdo giuridico». E anche al Consiglio superiore, a dire il vero, si ritiene inappropriato far rientrare nei ranghi uno che per vent’anni è stato ai vertici della politica di Bari e della Puglia e schierato con un partito (per quanto non iscritto). Specialmente ora che il no alla riforma della giustizia impone ai magistrati di bloccare ogni sospetto di commistioni con la politica, per evitare ulteriori polemiche.

E se sul principio sono tutti d’accordo, è la pratica che sta creando difficoltà, perché la figura di consulente giuridico individuata dal governatore Antonio Decaro è un unicum assoluto nel panorama italiano che non consente di autorizzare l’aspettativa. Né — ha fatto sapere la terza commissione del Csm — per Emiliano può essere autorizzato il fuori ruolo che si concede a quei magistrati che devono essere collocati in amministrazioni pubbliche, come i ministeri, perché a lui non si applica la legge Cartabia che ha introdotto questa possibilità. L’aspettativa avrebbe potuto essere concessa facilmente se l’ex presidente fosse stato nominato assessore regionale ma essendo fallito quel tentativo, si è finiti in un cul de sac.