Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
14 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 18:27
Doveva essere una comoda via d’uscita, un traghetto dorato di qualche mese verso la pensione. E invece la consulenza di Michele Emiliano si sta trasformando in un incubo burocratico per Antonio Decaro. Lunedì la Terza Commissione del Consiglio superiore della magistratura ha respinto di nuovo la richiesta del governatore pugliese di collocare fuori ruolo il suo predecessore e padrino politico, magistrato in aspettativa elettorale dal lontano 2003, per farlo lavorare al suo fianco come esperto: una soluzione trovata per evitare di nominarlo assessore – ipotesi sgradita a Decaro – ma al contempo evitare il suo rientro in toga in attesa di una candidatura in Parlamento.
L’exit strategy però si è infranta due volte contro il muro del Csm, che ha detto no prima all’incarico di consigliere giuridico e ora anche quello di consulente speciale sul “dossier Ilva“. Il motivo, semplificando, è sempre lo stesso: si tratta di incarichi che per legge non possono essere svolti in aspettativa, richiedendo, appunto, il collocamento fuori ruolo. Ma per autorizzare il fuori ruolo è necessario un interesse dell’amministrazione di appartenenza, cioè la magistratura, sotto il profilo dell'”arricchimento professionale” del dipendente: un requisito impossibile nel caso di Emiliano, che a luglio maturerà l’età minima per la pensione (67 anni) e, se fosse nominato in Regione, non rientrerebbe mai più nelle aule di giustizia.









