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25 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:42
L’exit strategy di Michele Emiliano per ora è fallita. In attesa di un seggio in Parlamento, l’ex governatore pugliese non potrà approdare alla pensione nel comodo ruolo di “consigliere giuridico” del suo successore Antonio Decaro: un incarico creato ad hoc per non doverlo Emiliano assessore, ma al tempo stesso non costringerlo a tornare al lavoro della sua vita precedente, quello di magistrato, da ormai 22 anni in aspettativa per mandato elettorale (prima da sindaco di Bari e poi in Regione). Dopo due mesi di interlocuzione con Decaro, la Terza Commissione del Consiglio superiore della magistratura ha detto no alla richiesta di collocare Emiliano in aspettativa come consigliere del presidente “dedito ad attività di natura tecnico-giuridica e di supporto”, con uno stipendio di 155mila euro lordi l’anno. Il motivo è tecnico: in base alla legge Severino, l’incarico di consulente giuridico rientra tra quelli che possono essere svolti dai magistrati soltanto con il collocamento fuori ruolo – cioè alle dipendenze di un’altra amministrazione – e non con l’aspettativa. Ma il collocamento fuori ruolo deve rispondere all’interesse dell’amministrazione giudiziaria sotto il profilo dell'”arricchimento professionale” del magistrato: ed è difficile immaginare quale possa essere l'”arricchimento” del magistrato Emiliano nel lavorare con Decaro, visto che il suo obiettivo è proprio quello di non tornare mai più a vestire la toga.






