Sono all'interno dei droni iraniani, dei flamingo ucraini, dei migliori sottomarini nucleari e negli F-35: materie prime critiche essenziali anche per realizzare smartphone, tablet e pc. Stiamo parlando di metalli preziosi e terre rare che servono a dar vita ai robot chirurghi così come ai data center usati per alimentare la fame di l'intelligenza artificiale. Si trovano nei pannelli solari, nelle pale eoliche, nelle batterie elettriche, nelle tecnologie aerospaziali.Questi elementi sono alla base dell’attuale evoluzione tecnologica fatta di transizione ecologica e digitale, di trattamenti medicali del futuro, persino di armi. Le chiavi più importanti dello sviluppo contemporaneo sono nelle mani di chi controlla le filiere produttive di queste risorse. E per dare loro un nome collettivo, abilitatori dell’evoluzione umana che stiamo vivendo e oggetto principale dello scontro geopolitico in corso tra nazioni, potremmo usare un'unica definizione: matrici.Cosa sono le matriciMaterie prime critiche, cosa sonoChi controlla questo mercatoLa folle mossa degli Stati Uniti: disinvestire dalle materie primeLe armi scariche di matrici degli Stati UnitiLe materie prime nelle fauci del DragoneLe matrici del potereMaterie prime critiche, cosa sonoQueste matrici sono il motivo principale dello scontro in atto tra Stati Uniti d'America e Repubblica Popolare Cinese per la leadership globale. Oltre a quelle già citate, ci sono anche oro, argento e platino che da sempre innescano conflitti per il possesso. Oggi, però, ci sono molte altre materie prime che catturano l'attenzione umana.Gran parte si conoscono “solo” da due secoli, ma fino agli anni Settanta del Novecento erano “poco interessanti”. Poi sono arrivati la televisione a colori, i magneti super potenti e quindi gli abilitatori della transizione energetica. Litio, cobalto, grafite, rame, nichel e le terre rare sono i big six, cioè le matrici più note e ambite, ma sono molte di più quelle su cui si gioca la prossima tappa evolutiva dell'umanità da un punto di vista tecnologico.Infatti le materie prime critiche e strategiche (tra cui ci sono le terre rare) sono le matrici della realtà fisica più avanguardistica che ci circonda. Si definiscono “critiche” perché non ce ne sono abbastanza per soddisfare una domanda in crescita e perché chi ne controlla il mercato ha un vantaggio competitivo enorme. Alcune sono anche definite come “strategiche” perché servono per finalità belliche ed è difficile aumentarne la produzione in caso di bisogno.L'Unione europea ne ha elencate 34 nel Critical Raw Material Act, provvedimento nato nel 2010 e aggiornato l'ultima volta nel 2024: antimonio, arsenico, barite, bauxite, berillio, carbon coke, rame, feldspato, fluorite, afnio, elio, terre rare (leggere e pesanti), niobio, fosforite, fosforo, scandio, stronzio, tantalio, vanadio, bismuto, boro, cobalto, gallio, germanio, litio, grafite naturale, manganese, nickel, magnesio metallico, silicio, i metalli del gruppo del platino (rutenio, rodio, palladio, osmio, iridio e platino), titanio e tungsteno.Chi controlla questo mercatoFino agli anni Novanta, Stati Uniti, Europa e Giappone dominavano il mercato e lo sviluppo tecnologico: oggi la Cina controlla oltre il 90% del mercato delle terre rare e gran parte di quello relativo alle altre materie prime. Per farlo, Pechino ha fatto sacrifici ambientali mostruosi, ma adesso ha in mano le catene di fornitura delle tecnologie più avanzate.Una frase passata alla storia considerando che in mezzo secolo la Cina e alcuni suoi alleati sono diventati i principali fornitori globali delle matrici. Ma com'è successo?La folle mossa degli Stati Uniti: disinvestire dalle materie primeC'è una filosofia profondamente opposta che contrappone le strategie economiche di Cina e Stati Uniti. Se Pechino guarda al futuro, in un ottica decennale o persino secolare, Washington ragiona nel breve termine, in trimestrali a livello economico e poco più a livello politico (visto e considerato che si vota ogni due anni tra elezioni presidenziali e di mid term). Nel ventennio tra il 1965 e il 1985, gli Stati Uniti avevano assunto la leadership mondiale nello sfruttamento delle terre rare. Merito della California, in particolare della miniera di Mountain Pass. Chiusa per motivi ambientali, è stata riaperta solo qualche anno fa dopo aver passato a Bayan Obo, in Mongolia e sotto controllo cinese, lo scettro di più grande miniera di terre rare al mondo.Non solo i giacimenti, ma anche scorte. A partire dagli anni Ottanta del secolo scorso il National defense stockpile (Nds) statunitense, creato nel 1939 e gestito dal dipartimento della Difesa, è stato progressivamente smantellato: valeva ai tempi circa 15 miliardi di dollari, ma nel 2009 era crollato a meno di un decimo del valore. Le risorse che conteneva erano state vendute per comprare equipaggiamenti e attrezzature militari. Da cosa era costituito? Litio, metalli rari come il berillio e soprattutto terre rare.Ma il Nds è solo la punta dell'iceberg. Gli Usa hanno ceduto il controllo di due dei più grandi giacimenti di rame e cobalto al mondo, entrambi localizzati in Africa. Hanno perso il know-how e le competenze acquisite in mezzo secolo nella lavorazione e trasformazione delle materie prime. Tre quarti dei produttori statunitensi sono scomparsi, così come i posti di lavoro legati alle aziende dell’indotto: vent’anni fa negli Stati Uniti lavoravano 6.000 lavoratori, oggi appena 500.E mentre la Cina conquistava silenziosamente, giacimenti in Africa come in America Latina, gli Stati Uniti investivano nelle (ex) startup della Silicon Valley che si affacciavano al mondo. Se consideriamo Apple, Tesla, Nvidia, tre delle aziende con la maggiore capitalizzazione di mercato negli Stati Uniti e nel mondo, sono tutte strettamente dipendenti dalle forniture di matrici e dalle competenze manifatturiere cinesi.Le armi “scariche” di matrici degli Stati UnitiQuesto è stato forse il più grande errore strategico: costruire il più grande “arsenale” al mondo con materie prime controllate e prodotte dal più grande avversario nello scacchiere geopolitico. Circa l’80% delle catene di approvvigionamento dei sistemi bellici del Pentagono proveniva e proviene ancora dalle matrici controllate da Pechino. Materie prime utili a realizzare F-35, sottomarini nucleari, missili e bombardieri: perfino le stesse munizioni.In questo caso, si parla anche di matrici come antimonio e titanio, che sono controllate soprattutto dalla Russia, nuovo alleato cinese. Il presidente cinese Xi Jinping non ha bisogno di alzare la voce quanto incontra il suo omologo Donald Trump, e quest'ultimo abbassa (eccezionalmente) il tono e le pretese al cospetto del segretario generale del Partito comunista cinese. Entrambi conoscono i rispettivi punti di forza. E parafrasando le parole pronunciate dallo stesso Trump nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky nell'ormai tristemente incontro alla Casa Bianca del febbraio 2025, oggi pare che gli Stati Uniti si siano messi “in una posizione molto scomoda”, e adesso “non ha i mezzi” (you dont' have the cards, disse).Le materie prime nelle fauci del DragonePer ottenere le principali matrici del futuro oggi bisogna sempre e comunque bussare alle porte di Pechino. Oltre il 90% della produzione globale di terre rare e grafite è in mano cinese, che controlla anche oltre l’80% di quella di cobalto, in virtù degli accordi commerciali con diverse aziende basate nella Repubblica Democratica del Congo. Pechino è l’attore dominante anche di altri due elementi chiave per il futuro dell’umanità: insieme all’Indonesia, copre circa il 70% della produzione mondiale di nichel e controlla la raffinazione del 71% del litio al mondo in compagnia del Cile (20 per cento). E l'elenco è lungo, riguarda germanio, berillio, gallio (molto importanti nel comparto militare), ma gran parte delle più pregiate tra le 34 materie prime critiche elencate nel Critical Raw Material Act. Alberto Prina Cerai, esperto di materie prime per l'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), ha sintetizzato così l’attitudine cinese:Le matrici del potereLa Cina ha conquistato il dominio nell’Età delle matrici secondo una strategia precisa e di lungo periodo che può essere riassunta in quattro step: studiare, investire, replicare, limitare. Mentre Tesla diventava il brand mondiale delle auto elettriche e lanciava un nuovo mercato (ma produceva a Shanghai la gran parte dei suoi modelli, costretta a regalare conoscenza e competenza ai cinesi) e l’Unione europea tesseva politiche ambientali che creavano un ecosistema ricettivo verso la transizione energetica (ma dimenticava la filiera industriale, esponendo il suo mercato a “conquiste” estere), Pechino pianificava la propria avanzata secondo alcuni passi da replicare, come un pattern.Il primo step? Mappare le necessità e copiare dai migliori (vedi il caso della statunitense Tesla, oggi sorpassata dalla cinese BYD). Due: selezionare giacimenti di materie prime (sfruttando i propri e acquisendoli all'estero) e finanziare gli scienziati competenti sulla lavorazione di questi elementi: operazioni possibili grazi a investimenti massicci.Il terzo step è stato produrre quantitativi enormi, che sfruttassero le economie di scala fino a superarle, così da fare dumping contro i concorrenti stranieri. Una pratica commerciale scorretta secondo i dettami del mercato globale imposti dall'Organizzazione mondiale del commercio, possibile solo in un sistema come quello cinese, dove il governo ha la potenza economica per sovvenzionare i propri prodotti anche a scapito del ritorno economico derivato dalla loro vendita. Insomma, è disposto a perdere molti ricavi e per un periodo indefinito.Il quarto e ultimo passo della strategia cinese: la restrizione alle esportazioni. In realtà è da queste restrizioni che nascono i dazi del governo statunitense, che solo per quanto riguarda la relazione con la Cina non sono una forma di attacco, ma una reazione sulla difensiva. Infatti, nel dicembre 2024 Pechino ha imposto divieti all’export di gallio, germanio e antimonio – matrici legate a doppio filo con l’industria militare – verso gli Usa.Siamo nel bel mezzo di uno scontro (per ora strisciante) tra Pechino e Washington. Sempre ufficioso e mai ufficiale, ma già oggetto di discussioni e analisi. È il conflitto che determinerà la leadership di questo secolo: e si gioca soprattutto per la conquista delle matrici del futuro.L'autore di questo articolo ha scritto un libro su terre rare e materie prime critiche dal titolo L'Età delle matrici edito da Codice Edizioni