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Ultimo aggiornamento: 8:07

Le terre rare, certo. Ma la posizione della Cina nel mercato dei materiali critici non si esaurisce ai 17 elementi della tavola periodica ampiamente utilizzati nel settore hi-tech. Nel dicembre 2024 Pechino ha vietato l’export verso gli Stati Uniti di gallio, germanio e antimonio, componenti essenziali per la fabbricazione di armi e semiconduttori, di cui la Repubblica popolare è il maggior produttore al mondo. In futuro potrebbe essere il cesio il nuovo terreno di scontro tra il gigante asiatico e l’occidente. Alcune avvisaglie ci sono già, ma solo pochi se ne sono accorti. Metallo alcalino raro e altamente reattivo, il cesio è un componente chiave in tecnologie come la navigazione GPS, gli orologi atomici, le trivellazioni di petrolio e gas, le telecomunicazioni e l’industria aerospaziale. Ottenuto in gran parte dalla pollucite, un minerale presente nei giacimenti di litio, è considerato un materiale critico a causa della sua scarsa reperibilità e dei suoi usi strategici. E la Cina ne detiene di fatto il monopolio.

Sinomine Resource Group, colosso cinese del mining, sta rafforzando la sua posizione dominante nel settore. Con un investimento di oltre 400 milioni di dollari, recentemente ha avviato la costruzione di due impianti per la fusione e l’estrazione del cesio in Zimbabwe, dove dal 2022 detiene la proprietà della miniera di litio Bikita Minerals. Il più recente dei due – annunciato a luglio – è l’unico stabilimento al mondo per la separazione del metallo dai rifiuti di petalite; un processo che, non richiedendo l’estrazione di nuova roccia dura, permette significativi risparmi economici.