Il protrarsi della guerra nel Golfo Persico sta aggravando la carenza di alcuni minerali strategici impiegati nell’industria della difesa. Ed è sul tungsteno che si è accesa una spia rossa, almeno a giudicare dai prezzi, che dopo l’attacco all’Iran hanno accelerato la salita portandosi ai massimi storici, su valori ormai quasi decuplicati rispetto a poco più di un anno fa. Nessun’altra materia prima è rincarata così tanto nello stesso periodo.
Il tungsteno ha caratteristiche molto particolari, che lo rendono prezioso nel settore bellico: è durissimo (soprattutto in lega con il carbonio), denso e resistente, ma soprattutto è il metallo con il più alto punto di fusione in assoluto, ben 3.422 gradi centigradi. Viene quindi usato nella produzione di missili e munizioni, in particolare proiettili perforanti a energia cinetica, che riescono a “bucare” superfici corazzate come quelle dei carri armati senza bisogno di esplosivi e senza deformarsi nell’impatto.
Gli impieghi principali del tungsteno in realtà sono tuttora in ambito civile, soprattutto in attrezzature per l’edilizia e l’industria estrattiva. La difesa conta per circa il 15% della domanda, ma è di gran lunga il settore in cui questa sta crescendo di più: Project Blue prevede un aumento del 12% quest’anno.









