Gli Stati Uniti avanzano nello sviluppo di una propria filiera delle terre rare, ma l'autonomia dalla Cina è un traguardo ancora lontano. Intanto, la guerra all'Iran pone un tema di ricostituzione dell'arsenale militare: ogni missile Patriot o Tomahawk contiene centinaia di grammi di terre rare.
Gli Stati Uniti stanno lavorando da anni alla riduzione della loro dipendenza dalla Cina per le terre rare, un gruppo di diciassette elementi fondamentali per i settori dell’elettronica, dell’energia e della difesa: le terre rare sono presenti all’interno dei computer e degli smartphone, delle turbine eoliche e delle automobili elettriche, ma anche dei droni militari, dei missili Tomahawk e degli aerei da caccia F-35.
I due elementi delle terre rare più utilizzati in assoluto sono il neodimio e il praseodimio: servono a realizzare i cosiddetti magneti “permanenti” – molto più potenti di quelli tradizionali – per le turbine eoliche e i veicoli elettrici. I magneti necessari al comparto della difesa, invece, sono fatti di samario.
COME PROCEDE IL SENTIERO AMERICANO VERSO L’INDIPENDENZA DALLA CINA
Nel 2017, quando è iniziata la prima presidenza di Donald Trump, gli Stati Uniti valevano il 3 per cento della produzione globale di terre rare; oggi la loro quota è decisamente superiore, al 13 per cento, ma l’autonomia dalla Cina rimane un traguardo lontano.










