"La Valtellina è una sorta di termometro che misura in anticipo gli effetti della siccità". Sandro Bambini, presidente di Coldiretti Sondrio non ha dubbi: "Inverni più miti, nevicate meno abbondanti e una fusione sempre più precoce del manto nevoso sono segnali che anticipano criticità destinate a interessare aree ben più vaste del territorio regionale". La conferma arriva dai dati diffusi da Arpa Lombardia, che certificano anomalie negative dello Snow Water Equivalent – l’indicatore che misura l’acqua contenuta nel manto nevoso – comprese tra il 30% e il 60% rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Il deficit interessa anche i ghiacciai lombardi, dove la disponibilità di acqua immagazzinata nella neve risulta inferiore del 39% rispetto ai valori di riferimento. Il quadro si inserisce in una situazione regionale già critica, con riserve idriche complessive inferiori del 26% rispetto alla media e punte del 68% in meno per le sole riserve del manto nevoso. Tutto questo mentre l’ondata di caldo che sta interessando il Nord Italia accelera i processi di fusione.
"Per un territorio alpino come il nostro – sottolinea il presidente Bambini – la neve non è soltanto un elemento del paesaggio, ma un vero e proprio serbatoio naturale che alimenta corsi d’acqua, pascoli e attività agricole durante la stagione estiva. Quando questa riserva si riduce, il territorio diventa più vulnerabile e i primi segnali di difficoltà si manifestano proprio in montagna". "L’agricoltura di montagna è tra le prime a percepire gli effetti del clima che cambia – continua –. Per questo diventa fondamentale investire nella capacità di adattamento dei territori alpini e nella gestione della risorsa idrica. Difendere la montagna significa tutelare le imprese agricole che ogni giorno garantiscono presidio del territorio, manutenzione del paesaggio e produzioni di qualità".











