Aveva tre anni Mohammad al-Dalou, quando un bombardamento lo ha strappato via dalle braccia della madre. Dalla ferita alla testa si vedeva il cervello, e tutti pensavano che fosse morto. A salvarlo è stato un medico in pensione, l’ultimo rimasto nel nord di Gaza in grado di eseguire un simile intervento.
LA SOPRAVVIVENZA di Mohammad dipendeva però da cure e operazioni che non poteva trovare nella Striscia distrutta e assediata, così è stata preparata la sua evacuazione medica. Ora il piccolo si trova in Italia, a Milano, ma viaggia spesso verso il policlinico di Modena, dove è sottoposto a interventi periodici. È qui che lo abbiamo incontrato insieme a suo padre Abdallah, tre giorni dopo la terza operazione, durata sette ore
Mentre Abdallah ci racconta quello che gli è accaduto, il piccolo si lamenta, gli si stringe al petto, gli passa le mani sulla faccia, cerca di attirare la sua attenzione. «Non mi lascia mai solo – ci dice Abdallah – Mi chiede sempre di Dina, di notte mi accarezza la mano come fosse quella della madre e la chiama nel sonno».
Dina è stata costretta a rimanere nella Striscia, come il suo primo figlio, Karim, di nove anni. Ai genitori era stato detto che avrebbero accompagnato Mohammad, ma all’ultimo Israele ha deciso che solo uno di loro doveva lasciare Gaza. Lo stesso giorno hanno festeggiato la sopravvivenza di Mohammad e si sono detti addio. «Alla fine è stata mia moglie a dirmi di partire. Gli ultimi mesi li avevo passati in bicicletta, portando Mohammad da una visita all’altra».






