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30 MAGGIO 2025

Ultimo aggiornamento: 11:23

Alaa al-Najjar, medico, lavorava nel reparto pediatria del Nasser Hospital di Khan Younis, uno dei pochi ospedali ancora funzionanti nella Striscia di Gaza. Il 23 maggio le Israel Defense Forces bombardano una palazzina poco distante, neanche un chilometro. Quell’edificio era casa sua, Alaa ci viveva con il marito Hamdi e i loro dieci figli. “Quando sono arrivata ho visto la mia casa a terra e i miei figli martirizzati, carbonizzati, irriconoscibili. Ho identificato solo il mio piccolo Rival, di 4 anni”, ha raccontato la donna al Corriere della Sera. Nell’attacco sono morti tutti, tranne Adam, 11 anni, e il marito, anch’egli medico al Nasser. I corpi di due figli sono ancora sotto le macerie.

Dodici vite distrutte, comprese quelle di chi è rimasto in vita. Ora Alaa e la sua famiglia chiedono “che il mondo si sollevi e si ribelli per salvare Gaza e i suoi bambini”. La notizia di una possibile tregua poco dopo viene smentita. “Basta, vogliamo solo vivere sicuri. Vogliamo che padri, madri e figli non muoiano più”. “Vorrei che mio marito e mio figlio ricevessero assistenza all’estero, insieme – dice la donna -. Abbiamo bisogno che escano da Gaza, perché qui le risorse sono estremamente limitate e se non vengono curati al meglio non possono sopravvivere”.