Per scoprire la peggior cosa che può accadere a un genitore – sopravvivere ai propri figli e constatarne di persona la morte – Alaa non ha dovuto recarsi da nessuna parte. I corpi di sette dei suoi nove figli sono stati trasportati proprio nel comprensorio dell’ospedale in cui lei lavorava (fino a ieri sera due erano ancora sotto le macerie).
La famiglia della dottoressa Alaa Al-Najjar è stata cancellata in pochi secondi nella notte tra venerdì 23 e sabato 24 maggio. Un razzo israeliano ha raso al suolo la casa di Khan Younis, nel quartiere di Qizan Al-Najjar, dove erano tornati a vivere. Nove dei suoi dieci figli sono morti. Solo il più piccolo, Adam, è rimasto in vita. In condizioni critiche.
Salva grazie al turno di notte
Alaa è sopravvissuta. Era il suo turno di notte. La mattina aveva salutato tutti e dieci i suoi piccoli. Poi si è recata al lavoro. Lei è pediatra presso l’ospedale al Tahrir. Il suo lavoro è quanto mai prezioso oggi, a Gaza. Suo marito Hamdi, anch’egli medico, si era diretto invece a casa per prendersi cura dei loro dieci figli. Qualche ora dopo, Hamdi si trovava nella terapia intensiva dell’ospedale Nasser (il comprensorio di cui fa parte l’al Tahrir). Alaa era nell’obitorio per provare a riconoscere i volti, in parte carbonizzati, dei suoi figli, prima che i loro corpi venissero chiusi negli ormai noti lenzuoli bianchi o azzurro chiaro.










