Risponde lei al telefono. Non lo ha mai fatto in queste due settimane. La voce non trema più. Piangerà, vien da pensare. A questa domanda non risponderà. E invece no. Alaa al-Najjar è risorta. All’inferno, certo, ma è risorta. Parla ancora con il Corriere ma questa volta senza l’aiuto della sua famiglia. Con precisione e lucidità, la pediatra di Gaza sceglie parole che non lasciano scampo alle coscienze. Non hanno rabbia, né veleno. «Salam aleikum», si sente dire in lontananza. È la voce di un bambino. È quella di suo figlio Adam, 11 anni, l’unico dei dieci che ha partorito a essere sopravvissuto al bombardamento israeliano che il 23 maggio scorso ha sbriciolato la loro casa di Khan Younis. Solo cinque giorni fa è morto anche il marito Hamdi, collega e «amore della sua vita», dice lei. Alaa non poteva che risorgere «per Adam, che ha solo me», spiega. Hanno la valigia pronta per venire in Italia.
Gaza, Alaa, la pediatra che ha perso marito e 9 figli: «Ho dovuto dire ad Adam che siamo rimasti noi due»
Alam è l'unico figlio sopravvissuto al bombardamento israeliano che il 23 maggio scorso ha sbriciolato la loro casa di Khan Younis. Dice la pediatra: «La sola cosa che lo fa sorridere è l’idea di venire in Italia»












