Ferita e terrorizzata dopo un bombardamento, Tayeb, 30 anni, era riuscita a fuggire a novembre 2023 da Gaza, assieme alle sue tre figlie: Halima di 6 anni – anche lei con numerose ferite e fratture –, Ramia di 5 anni e Nawal di 3. Nella Striscia, però, era rimasto Ramy, marito di Tayeb e padre delle tre bimbe. Da una settimana anche lui è sbarcato a Milano, dopo mesi di angoscia e di paura, scappando da un luogo all’altro della Striscia, sotto i bombardamenti, che hanno ucciso molti suoi parenti, fra i quali diversi nipotini.
Tayeb, la madre e le figlie sono state curate in due diversi ospedali milanesi, il Buzzi e il Galeazzi, e ora stanno bene. Ramy, fisicamente è in salute, ma il suo cuore è a pezzi: “Ho dovuto lasciare a Gaza mio padre che ha 65 anni e vive in un rifugio di fortuna, costruito con materiali di recupero. Ho perso mio fratello con i suoi figli e sua moglie, altri parenti sono dispersi nella Striscia, dove non c’è un solo posto sicuro e non so se mai li rivedrò”.
A raccontare la loro storia è l’équipe della Casa della Carità che si è occupata di loro fin dall’arrivo, riuscendo anche a garantire il ricongiungimento famigliare nell’ambito del progetto di accoglienza di persone rifugiate per conto del sistema Sai – Sistema di Accoglienza e Integrazione: “Questa famiglia è originaria di Gaza City, dove viveva insieme alla mamma di Tayeb, Zarifa. Quando Israele ha iniziato a bombardare la città, la famiglia è stata evacuata nel sud della Striscia, a Rafah, come quasi tutta la popolazione. Ci hanno detto di aver vissuto momenti di angoscia, perché a Rafah c’erano tantissime persone e cibo e acqua già allora scarseggiavano. Si arrangiavano come potevano, ma almeno erano ancora tutti insieme”, raccontano le operatrici Elena Marchesi, Fatmah Mohamed e Elisa Antoniazzi.








