Ahmad al-Jarjawi aveva poco più di sette anni quando è scomparso da Gaza. Gli attacchi israeliani erano estremamente violenti e gli ordini di sfollamento costringevano la sua famiglia a spostarsi continuamente da un luogo all’altro, attraversando i checkpoint installati dell’esercito. Tra la calca e la confusione di un posto di blocco Ahmad si è perso.
I genitori lo hanno cercato ovunque ma sembrava sparito nel nulla. «Sinceramente, credevo fosse morto», ha raccontato Ibrahim, il padre di Ahmad, ai giornalisti dell’agenzia stampa Asra, che raccoglie storie e testimonianze dei prigionieri politici palestinesi. «Pensavo a lui e nel frattempo avevo cinque figli di cui occuparmi, perché ho preso con me i tre bambini di mia sorella, uccisa insieme al marito da un bombardamento israeliano, e la femminuccia ha il cancro. Non sapevo se correre prima da mio figlio ferito, da quello scomparso, oppure da mia nipote malata di cancro o se pensare alla mia vita da profugo», ha spiegato Ibrahim.
DOPO CIRCA 110 giorni, la Croce rossa internazionale ha contattato la famiglia al-Jarjawi, comunicando loro che Ahmad era rinchiuso nelle prigioni israeliane e che l’esercito lo avrebbe liberato entro due giorni. I militari avevano tagliato la Striscia in due, separando il nord dal sud e per il bambino era impossibile ricongiungersi ai genitori, quindi è rimasto per un anno e mezzo a casa di alcuni parenti nei pressi di Rafah.






