Può sembrare strano ma Isaac Asimov e Supergirl hanno diverse cose in comune. La fantascienza, le stelle, gli alieni, robot e avventure nello spazio profondo. Ma soprattutto una persona, sulla Terra, chiamata Otto Binder. Scrittore originario del Michigan e nato nel 1911, Binder è stato tra i più grandi autori fantascientifici dagli anni Trenta fino alla sua morte all’inizio degli anni Settanta. Nel 1939, sulle pagine della rivista letteraria Amazing Stories, l’autore (sotto pseudonimo Eando Binder) ha pubblicato il primo di una serie di racconti con protagonista un robot.
Il titolo, neanche a dirlo, suona familiare perché è stato usato (non senza proteste da parte dello scrittore russo) come titolo per il libro pubblicato da Asimov nel 1950. E Binder è citato come principale fonte di ispirazione. Scritto in prima persona, I, Robot è uno sguardo sul mondo dagli occhi di un robot appena acceso, con un retrogusto alla Frankenstein di Mary Shelley ma con un piglio decisamente più futuristico: il dottor Link, che ha costruito il robot Adam Link, è morto dopo un incidente in casa. Tutti puntano il dito su Adam, perché è la “cosa”: il catalizzatore dei pregiudizi e delle paure, il diverso. Così viene inseguito, crivellato di proiettili e poi (colpo di scena) portato in tribunale.










