"Emmanuel, quanto tempo" - il saluto in francese di Giorgia Meloni a Emmanuel Macron all'ingresso di Villa Eilenroc a Cap d'Antibes vale più di qualsiasi comunicato ufficiale. Il 36° vertice intergovernativo Italia-Francia si è aperto giovedì 25 giugno con il tono di chi vuole archiviare mesi di retroscena sui rapporti difficili tra Roma e Parigi, e i due leader non hanno mancato di farlo esplicitamente. "Viviamo tutti sotto lo stesso clima che è caldo: non c'è più nulla di glaciale" tra Italia e Francia, ha detto Macron in conferenza stampa. Meloni gli ha fatto eco con una punta di ironia: "Confesso che mi sono anche un po' divertita a vedere i retroscena sulle nostre relazioni. Le nostre non sono state relazioni glaciali, sono state relazioni tra persone serie che parlano di politica".Il disgelo - ammesso che di gelo si sia mai trattato - arriva in un momento in cui entrambi i leader hanno interesse a rafforzare l'asse bilaterale. Meloni è reduce da settimane complicate sul fronte americano, con le critiche ripetute di Donald Trump sulla questione delle basi italiane usate durante il conflitto in Iran. A questo ha risposto direttamente dalla Costa Azzurra, ribadendo che l'Italia "non ha partecipato al conflitto", ha concesso solo attività "di natura logistica e tecnica" e ha negato ogni autorizzazione quando le richieste "esulavano da quel perimetro": "Se avessimo partecipato al conflitto in Iran non si spiegherebbe la delusione che viene reiterata dal presidente americano molto spesso". Nel mirino è finito anche il segretario generale della Nato Mark Rutte, la cui ricostruzione pubblica sulla vicenda Meloni ha definito "entusiastica" e "confusionaria": "Ha messo insieme cose che in realtà sono diverse tra loro, confondendo la tipologia dei voli autorizzati, e lui stesso poi ha corretto e puntualizzato". La premier non ha escluso che si trattasse di "un tentativo di preparare al meglio il prossimo vertice della Nato", ma ha aggiunto che "si debba essere prudenti quando si parla di queste materie".Sul tavolo del vertice i dossier non mancano. Sul Libano i due Paesi, entrambi contributori all'Unifil, hanno annunciato di voler lanciare una coalizione per un meccanismo post-Unifil in vista della scadenza del mandato a fine anno, con l'obiettivo - nelle parole di Meloni - di "immaginare presto una conferenza internazionale". Sull'Ucraina entrambi convergono sulla necessità di un ruolo europeo nel negoziato: "Matura con sempre maggiore convinzione la consapevolezza che vi debba essere spazio per un ruolo dell'Europa", ha detto la premier, sottolineando che Mosca continua a rifiutare il dialogo "ponendo precondizioni oggettivamente irricevibili". Sul fronte economico Macron ha ricordato che nel 2025 gli scambi bilaterali hanno superato i 100 miliardi di euro, e i due leader hanno espresso una visione comune sul prossimo bilancio pluriennale dell'Unione europea 2028-2034, inclusa l'apertura a meccanismi comuni di indebitamento. Dalla difesa al nucleare, dallo spazio al narcotraffico - è stato annunciato anche un gruppo misto italo-francese contro l'immigrazione irregolare - l'agenda comune è fitta. "Senza Italia e Francia l'Europa e l'Occidente non sarebbero quello che sono", ha sintetizzato Meloni.