Va bene la compliance, sono importanti tutti gli incentivi per spingere l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari. Ma il cuore della lotta all’evasione restano i controlli. E l’amministrazione finanziaria mostra di saperlo bene, anche se spesso il tema si allontana dal cuore del racconto politico.

A rimetterlo al centro della scena sono i numeri. Nella relazione sul rendiconto generale pubblicata ieri con il giudizio di parificazione del bilancio dello Stato, la Corte dei conti ne mette in fila molti. Pesanti.

Crescono i controlli ordinari

Primo: crescono in modo netto i «controlli ordinari», cioè le verifiche puntuali (non automatiche come quelle su spese mediche e dichiarazioni) che «consentono di individuare redditi non dichiarati, omissioni, irregolarità e comportamenti elusivi, garantendo il recupero delle imposte dovute e contribuendo all’equità del sistema tributario», come riassumono le sezioni riunite in sede di controllo.

Nel 2025 sono state 223.647, con un salto del 18% rispetto all’anno prima, e hanno permesso di accertare 16,46 miliardi di maggiore imposta (qui l’aumento annuale è dell’11,4%).