Dietro il nuovo record di recupero da evasione rivendicato dall’Agenzia delle Entrate e dal governo Meloni pochi mesi fa c’è è una realtà ben più articolata. Come ogni anno, a farsi carico di mettere in fila dati e tabelle altrimenti inaccessibili al pubblico è la Corte dei Conti nel giudizio di parificazione sul Rendiconto generale dello Stato. Nel 2025, spiega il documento, i risultati finanziari dell’attività di controllo hanno raggiunto quota 19,4 miliardi di euro dai 18,8 dell’anno prima, ma ben 11,9 miliardi derivano da controlli automatizzati e altri 936 milioni da controlli “sostanzialmente automatizzati”. In totale, circa due terzi delle somme recuperate arrivano quindi da procedure informatiche basate sull’incrocio dei dati dichiarativi e sull’individuazione di errori, omissioni o mancati versamenti, mentre accertamenti e altri controlli ordinari, “quelli che consentono di recuperare effettiva base imponibile“, hanno riportato nelle casse pubbliche solo 6,6 miliardi, un terzo del totale.

Rispetto all’anno precedente si registrano, va detto, segnali di rafforzamento dell’attività ispettiva: gli accertamenti ordinari sono aumentati del 18%, arrivando a 223.647, e la maggiore imposta accertata è salita a 16,5 miliardi (+11,4%). Ma il livello dei controlli resta a dir poco modesto rispetto all’ampiezza dell’evasione e inferiore rispetto al pre Covid: nel 2019, per esempio, gli accertamenti ordinari erano stati 267mila. Volumi ancora una volta “modesti”, registra la Corte, “tenuto conto dell’ampiezza e numerosità dei fenomeni evasivi che interessano un elevato numero di soggetti”. Segue la richiesta di sfruttare in misura molto maggiore il patrimonio informativo disponibile, dai corrispettivi telematici fino ai dati dell’Anagrafe dei rapporti finanziari e dei pagamenti elettronici, in modo da concentrare i controlli nei settori a più elevato rischio di evasione. Particolarmente grave “la mancata utilizzazione dei contenuti analitico-descrittivi delle fatture elettroniche e delle complessive movimentazioni finanziarie rilevabili dai conti bancari”.