Il numero di controlli diretti sui conti correnti effettuati dall’Agenzia delle Entrate – detti indagini finanziarie – nel 2025 è stato circa tre volte più alto rispetto al 2022. È uno degli strumenti più potenti a disposizione del Fisco: ecco chi può esservi sottoposto, quali sono i rischi e i limiti.
I controlli del Fisco sono in aumento, anche se in molti casi restano sotto il livello raggiunto prima della pandemia da Covid-19. Lo ha riportato la Corte dei conti nel nuovo rapporto presentato questa settimana sul rendiconto generale dello Stato. Gli accertamenti ordinari – cioè le verifiche effettive, che vanno oltre i sistemi automatizzati, la prevenzione e le allerte automatiche – sono cresciuti fino a circa 224mila, un balzo in avanti significativo rispetto agli anni scorsi, anche se nel 2019 erano stati 267mila.
In particolare, è salita in fretta la quantità di indagini finanziarie, ovvero i controlli sui conti correnti. Questo è uno degli strumenti più potenti di cui l'Agenzia delle entrate dispone, soprattutto quando può metterli in atto incrociando i numerosi dati fiscali a sua disposizione. Sono stati quasi 6mila, mentre nel 2022 erano meno di 2mila: quasi il triplo. Questo tipo di operazioni coinvolge quei contribuenti che hanno dei guadagni che ‘non tornano', dal punto di vista fiscale. E la Corte dei conti chiede che siano usati più spesso. Se è vero che lo scorso anno il Fisco ha incassato dall'attività di controllo ben 19,4 miliardi di euro, è vero anche che la gran parte (circa 12,8 miliardi) è venuto da controlli automatici. Si può migliorare, insomma, nelle verifiche ‘sul campo'.







