La stessa intelligenza artificiale che indebolisce una mente non ancora formata ne potenzia una già allenata. Sul suo ingresso nella scuola, tutto comincia da qui. A indicarlo, nel giugno 2025, è uno studio del MIT Media Lab: cinquantaquattro persone hanno scritto temi sotto elettroencefalogramma, divise tra chi si serviva di un assistente conversazionale, chi di un motore di ricerca, chi di nulla. La mente di chi si affidava alla macchina risultava la meno attiva, quella di chi lavorava da solo la più estesa, e i primi faticavano poi a citare con precisione ciò che avevano appena scritto. I ricercatori l'hanno chiamato "debito cognitivo": una fatica risparmiata subito, un costo che si accumula dopo. Il lavoro non è ancora stato sottoposto a revisione tra pari e il campione è ridotto, ma un dettaglio cambia il quadro: chi aveva prima esercitato la scrittura, e solo dopo introdotto lo strumento, manteneva un'attività cerebrale più ricca.

Conta la sequenza, prima ancora della tecnologia.

A scuola appena conclusa, gli istituti italiani hanno davanti un anno di novità sostanziali nel curricolo digitale: l'informatica fin dalla primaria, l'ingresso ordinato dell'intelligenza artificiale. In queste settimane decidono come costruirlo, e su quali basi. È la domanda decisiva, e il mondo la affronta da estremi opposti.