di Fabrizio Marozzo*
Se qualche anno fa mi avessero chiesto quale parte del lavoro umano sarebbe stata automatizzata per prima, avrei indicato quella manuale. Avrei immaginato robot nelle fabbriche, nei magazzini e nei cantieri, impegnati nelle attività più faticose e ripetitive. Pensavo che le macchine avrebbero sostituito innanzitutto le nostre braccia, mentre il lavoro intellettuale avrebbe resistito più a lungo. Sta accadendo quasi il contrario. La nuova ondata di automazione ha investito la scrittura, la traduzione, la programmazione, l’analisi dei documenti e la produzione di contenuti. Molte attività svolte davanti a un computer sono diventate automatizzabili prima di azioni apparentemente più semplici, come pulire una stanza o assistere una persona anziana.
Il motivo è legato soprattutto ai dati. Negli ultimi decenni abbiamo accumulato enormi quantità di testi, immagini, programmi, musica e video, senza riuscire a utilizzarli pienamente. I modelli generativi hanno reso accessibile questo patrimonio attraverso richieste formulate nel linguaggio naturale. Prima hanno sorpreso con i testi; poi sono arrivati immagini, voci, musica e video. Oggi scrivono software, analizzano documenti e svolgono sequenze articolate di operazioni.








