25 Giugno 2026 – Lettura: 4 minuti

Il Colle non vuole scossoni da qui a fine legislatura. Ma accelerare i tempi nel 2027 sarebbe considerato accettabile. Anche perché le urne in autunno del 2022 furono un’anomalia. E stavolta c’è uno scenario intricato che incombe…

Rispolverare la tessera elettorale con un anno di anticipo è un po’ da fissati degli appuntamenti alle urne, ma è legittimo che i leader vogliano prepararsi per tempo. E l’idea di un voto nella primavera 2027 non è più così irrealistica. Meglio quindi cercare di nuovo nei cassetti dove si è cacciato il talloncino su cui collezioniamo timbri, una preferenza espressa dopo l’altra. Nei palazzi del potere non si parla d’altro che della data delle elezioni, anche se alla maggior parte dei cittadini sembra un dibattito un po’ precoce e quindi lunare. Perché da alcune settimane da Palazzo Chigi filtra la suggestione di un voto “anticipato” ad aprile del prossimo anno: dai partiti c’è chi accelera e c’è chi frena, dal Quirinale finora solo silenzio. Ma qualcosa comincia a trapelare. E allora è bene mettere in fila alcuni dati.

Piantedosi resta al suo posto, niente scossoni gratuiti

Al presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli scossoni gratuiti non piacciono. Per questo il 19 giugno ha ricevuto – e fatto sapere di aver ricevuto – il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (che ha vissuto mesi turbolenti…), finito al centro di retroscena leghisti su un possibile avvicendamento con Matteo Salvini, sempre più traballante alla guida del Carroccio. Risultato: Piantedosi resta al suo posto, a capo di un ministero di primo piano per la stabilità istituzionale e la sicurezza del Paese, fino alla fine della legislatura.