| 24 Giugno 2026 21:35 |

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Roma, 24 giu. (askanews) – La maggioranza porta a casa l’ok della commissione Affari Costituzionali della Camera alla riforma elettorale nei tempi previsti, senza alcuna concessione alle opposizioni ed evitando il voto sul nodo che divide il centrodestra: quello delle preferenze. Un tema rinviato all’esame in aula che, dopo la discussione generale prevista per venerdì 26, sarà contingentato con tempi che saranno stabiliti dalla conferenza dei capigruppo del primo luglio.

Lo scontro oggi si è acceso sull’unica norma approvata prima che il presidente della Commissione Nazario Pagano (Fi) applicasse la tagliola facendo decadere più del 50% degli emendamenti: l’esonero dalla raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste, attualmente previsto per i partiti costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all’inizio della legislatura, viene esteso ai partiti che hanno un gruppo parlamentare, in almeno una delle due Camere, costituito entro il 31 dicembre 2025. Il vannacciano Edoardo Ziello, che non ha partecipato al voto finale sulla riforma, lo definisce “un emendamento marchetta per Azione”. Oltre al partito di Carlo Calenda, in realtà, la norma ‘salva’ dalla raccolta anche Avs, Italia Viva e Noi Moderati mentre lascia fuori Futuro Nazionale, Più Europa e il Partito Liberaldemocratico di Marattin. Questo solo parlando degli eletti. Se si osserva invece la galassia centrista che guarda al centrosinistra, l’emendamento approvato fa storcere il naso a molti che addirittura lo leggono come un ostacolo sulla via del campo largo.