I 200 (e non 500) voli «non cinetici». Ma è impossibile verificare il reale scopo delle missioni. Lo strappo con il presidente Usa. Le partenze da Sigonella dei droni MQ4 Triton e dei bireattori Boeing P8 Poseidon

Un tranello della Nato. Dietro al quale potrebbe esserci proprio Donald Trump. Questo pensa Giorgia Meloni dell’intervista di Mark Rutte a Fox News in cui il segretario generale della Nato ha parlato di 500 aerei partiti dalle basi Usa in Italia per la guerra con l’Iran. Quando sente le parole di Rutte la premier è ancora a Foggia per l’anniversario della Gdf. Si sente subito con Guido Crosetto. E insieme al ministro della Difesa avverte «puzza di bruciato», dice il Corriere della Sera. «Questo è un tranello: dobbiamo reagire subito», è la frase attribuita alla premier. La Nato non è stata coinvolta nell’operazione di attacco all’Iran, perché dà questi numeri peraltro falsi? Soprattutto, perché ha citato solo l’Italia e la Romania?

Meloni, il tranello della Nato e il ruolo di Trump

Le dichiarazioni arrivano alla vigilia dell’incontro con Trump, che il segretario Nato chiama «daddy». La premier trova tutto illogico e insensato. Le operazioni regolare sono tutte classificate e segrete e in totale sono circa 200 e non 500. La rettifica successiva dell’Alleanza Atlantica non basta a convincere la premier che fosse «un tentativo di mettere pace, seppur maldestro». Il 7 luglio è in programma una riunione ad Ankara: parteciperà anche Trump. Secondo la lettura diplomatica Rutte voleva aiutare gli europei lodandone l’impegno. I 200 voli classificati, secondo Repubblica, erano non cinetici. Ovvero non offensivi ma legati a interventi di manutenzione o rifornimento.