di
Simone Canettieri
Dopo la telefonata, la «correzione» della Nato sui voli Usa dall'Italia. La premier si confronta con Crosetto
DAL NOSTRO INVIATOBERLINO - «Questo è un tranello: dobbiamo reagire subito». Quando l’intervista di Mark Rutte alla trumpiana Fox News rimbalza in Italia, Giorgia Meloni e Guido Crosetto si confrontano al telefono. La premier si trova a Foggia per l’anniversario della Guardia di Finanza, nel pomeriggio è attesa a Berlino, in Cancelleria, per l’E5 dove sarà impegnata in una call, tra le altre cose, proprio con l’ex premier olandese, ora a capo dell’Alleanza atlantica.
La presidente del Consiglio e il ministro della Difesa sentono puzza di bruciato, leggendo e rileggendo le parole del segretario della Nato. Sono increduli. Si scambiano così al telefono domande che appaiono retoriche. La Nato non è stata coinvolta nell’operazione di attacco all’Iran, perché dà questi numeri peraltro falsi? Soprattutto, perché ha citato solo l’Italia e la Romania? Inoltre sono colpiti dal tempismo: queste dichiarazioni arrivano alla vigilia dell’incontro di Rutte con l’inquilino della Casa Bianca, chiamato dal segretario della Nato «daddy», papà. Il retropensiero che dietro a questa mossa ci possa essere lo zampino di Trump aleggia e prende corpo nel governo e dentro tutta la maggioranza.










