HomeEconomiaDelfin, gli scenari dell’assemblea del 30 giugno: ostacoli e dubbi per l’opzione buybackIl riacquisto delle quote da parte della holding non sembra percorribile. I nodi: statuto, equilibri tra eredi e prezzi. Sul tavolo del cda resta il riassetto ideato da Leonardo Maria Del Vecchio. L’assemblea in Lussemburgo dovrà approvare il bilancio e la ripartizione dei dividendiLeonardo Maria Del VecchioRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciMilano – Non ci sono solo il bilancio e l’approvazione dei dividendi sul tavolo dell’assemblea di Delfin (la cassaforte della famiglia Del Vecchio) in calendario il 30 giugno in Lussemburgo, ma il futuro stesso della holding. Mentre il board continua a studiare la proposta di riassetto firmata da Leonardo Maria, che prevede la prelazione delle due quote di Delfin in mano ai fratelli Luca e Paola (pari al 25%, per un prezzo di 10 miliardi), negli ultimi e concitati giorni si sono affacciate varie ipotesi sulla prossime mosse, compreso il buyback. Ipotesi che però non tiene conto dei vincoli dello statuto che riflette la legislazione del Granducato (Delfin è una scarl di diritto lussemburghese).

L’ipotesi di un buyback della due quote in prelazione da parte della holding stessa è di fatto una strada impercorribile. Intanto il buyback dovrebbe essere aperto a tutti i soci, con conseguenze incontrollabili se altri volessero vendere, e poi perché la definizione del prezzo non è semplice: quello contenuto nella offerta di prelazione (5 miliardi a quota) è stato di fatto pattuito fra i fratelli interessati. Il riacquisto da parte di Delfin delle quote dei soci che vogliono uscire disegnerebbe inoltre tutti gli equilibri di una holding che, ricordiamolo, controlla il pacchetto di maggioranza relativa di EssilorLuxottica ma vanta partecipazioni pesanti in Mps, Generali e Unicredit.