Non conoscevo Adele Gloria. Artista catanese nata negli anni Dieci del Novecento e a poco più di vent’anni, nei Trenta del secolo scorso, pittrice, scultrice, poeta e soprattutto fotografa. Futurista, femminista. Figura luminosa e insieme sulfurea, in un tempo in cui essere donna, in Sicilia, donna e artista era di per sé un’eccezione, un’eresia. Siamo alle soglie dei Trenta, di nuovo, cent’anni dopo. Il Lievito madre è quello, quella è la radice della storia e si sa: se non conosci le origini, se non sai cosa è stato prima di te, di noi, tutto è sempre ora. Tutto è possibile, ogni ritorno in agguato.

Ho scoperto Adele Gloria in Fotografi siciliani del Novecento, di Monica Maffioli, appena uscito per Giunti: prova a raccontare la storia della fotografia siciliana, un immenso giacimento, non seguendo la traiettoria di pochi grandi maestri e maestre ma attraverso una scia luminosa di polvere di stelle, immagini, storie, biografie, memorie, frammenti di luce dimenticati. Stupenda, la foto in copertina del libro è di Adele Gloria.

Pochissimo o per niente conosciuta, oggi, eppure Gloria cento anni fa fu unica futurista di Sicilia e “artista totale”, come si diceva allora, esposta in grandi mostre collettive, riconosciuta da Marinetti, in contatto con i grandi nomi del tempo. Poi, buio.