Décolleté, sederi, schiene, gambe o figure intere; corpi vecchi e giovani, grassi e magri immortalati in 3.000 scatti. Ogni singola foto ritrae una donna, diventata ritratto a sua insaputa. È stata la pagina Instagram Aestetica Sovietica a riportare a galla, dopo 11 anni di silenzio, il lavoro di Ray Banhoff, fotografo toscano che ha scattato di nascosto più di 3.000 foto a donne milanesi. Nel 2015 diverse testate riportano il suo progetto artistico racchiuso nel libro auto-pubblicato “Banhoff Street-Fie” curato dal fotografo di moda Toni Thorimbert ed edito da Strip-Project.
"Scattavo senza farmi vedere, anche sotto le gonne”
"Tutto è nato per gioco – parole di Ray Banhoff su un articolo del Corriere del 2015 – : scattavo di nascosto. Poi condividevo le foto con gli amici su WhatsApp... non immaginavo di farci un libro”. Nel video presente sul profilo di Aestetica Sovietica (che riporta un’intervista apparsa il 21 giugno sul profilo “Le vite degli altri”) invece, l'artista dice: “Scattavo senza farmi vedere. Diventavo invisibile, leggevo Don Winslow, James Ellroy per imparare come si fa un pedinamento. Burroughs lo chiama l’Hombre invisible, cioè diventavo lo strumento. La gente non mi vedeva più. Io sono alto 1.86, andavo con l’iPhone in mano e scattavo qua (nel video indica il viso) o sotto la gonna e non mi vedevano. Nelle foto c’era questa esplosione di sensualità e c’era un occhio che catturava donne giovani, magre, grasse”. Tanto è bastato perché l’indignazione dilagasse. E si capisce perché.








