A Milano alcune immagini di donne sarebbero state estratte dai sistemi di sorveglianza e condivise in una chat privata con commenti sessisti, sollevando interrogativi su privacy, rispetto e - ancora una volta - sulla nostra atavica cultura della violenza di genere

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Corpi di donne guardati con bramosia. Cosce, sederi, seni che attirano sguardi smaniosi. Posizioni percepite come inviti, sedute, in piedi, capelli lunghi, corti, a spazzola, in una coda. Basta che sia femmina, basta che si faccia guardare, basta che tu possa desiderarla e condividere quei pensieri ossessivi con altri.

La libertà di una donna di vestirsi come vuole, di comportarsi come meglio crede, è campo di avanzamento bellico per gli uomini, maschi alfa con una sola fissazione: il corpo femminile da utilizzare come più desidera. In spiaggia, per strada, tra i banchi di scuola, sui mezzi pubblici. Ovunque e in ogni luogo il corpo delle donne è, è stato e sarà chissà per quanto tempo ancora, preso di mira da quegli occhi maschili pieni di sangue e fantasia marcia. Sguardi molli che seguono quel corpo.

Fateci caso: mentre camminate, davanti a voi c’è una ragazza che passa davanti a uno. Ecco, quell’ “uno” al 98% la seguirà con lo sguardo, guardandola prima davanti e poi da dietro, fin quando non scomparirà dalla sua vista. Ed è così a ogni passo, a ogni angolo di strada. Lo sguardo sporco s’appiccica addosso forgiando l’etichetta “posso guardarti e fare e pensare di te quello che voglio”.