Il caso del progetto fotografico “Fie” di Ray Banhoff riaccende il dibattito sul confine tra libertà artistica, consenso e diritto all’immagine

@Ray Banhoff

Dove finisce l’arte e dove inizia la violazione della privacy? È la domanda che torna d’attualità dopo le polemiche esplose attorno a “Fie”, un progetto fotografico realizzato ben 11 anni fa da Ray Banhoff, al secolo Gianluca Gliori, fatto di 3mila immagini di donne fotografate per strada a Milano, spesso a loro insaputa e, in alcuni casi, con inquadrature focalizzate su parti intime del corpo.

Da qui la domanda successiva è la più banale e urgente: perché continuiamo a considerare il corpo delle donne un territorio disponibile allo sguardo altrui?

La vicenda, venuta alla ribalta soprattutto grazie alla pagina Aestetica Sovietica, arriva in un momento particolare. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una serie di casi che hanno riportato al centro del dibattito il tema del consenso: dalla chat sessista dei dipendenti ATM ai gruppi online in cui vengono condivise immagini di donne senza autorizzazione. Fenomeni accomunati da un presupposto inquietante: l’idea che il corpo femminile possa essere osservato, fotografato, commentato, archiviato e condiviso senza che la volontà della persona interessata abbia alcuna rilevanza.