L’Intelligenza Artificiale è entrata progressivamente nel campo del supporto psicologico, modificando il modo in cui le persone accedono a strumenti di ascolto, accompagnamento emotivo e riflessione personale. Sempre più utenti si confrontano quotidianamente con applicazioni che promettono sostegno, monitoraggio dell’umore o conversazioni motivate da finalità terapeutiche. Fino a poco tempo fa, tuttavia, molte di queste tecnologie erano ancora relativamente semplici: chatbot costruiti su regole rigide, percorsi guidati da risposte preimpostate e sistemi capaci soprattutto di fornire informazioni standardizzate (Weizenbaum, 1966).Il limite principale di questi strumenti non era tanto tecnologico, quanto relazionale. Le interazioni apparivano spesso artificiali, prevedibili e scarsamente sensibili alla complessità dell’esperienza umana. Bastava uscire da uno schema prestabilito perché la conversazione diventasse frammentata o incoerente. In altre parole, si trattava di sistemi che simulavano il dialogo senza riuscire davvero a sostenere una relazione conversazionale fluida.L’arrivo dei Large Language Models (LLM) ha cambiato radicalmente questo scenario. I nuovi agenti conversazionali basati su Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI) non si limitano più a rispondere a domande predefinite, ma possono sostenere dialoghi aperti, mantenere continuità contestuale, riformulare contenuti emotivi e accompagnare processi riflessivi più articolati. Per molti utenti, l’esperienza di interazione inizia così a essere percepita non soltanto come funzionale, ma anche come psicologicamente significativa.Questo cambiamento ha alimentato un interesse crescente verso l’utilizzo della GenAI nei contesti clinici e psicologici. Tuttavia, il vero salto evolutivo potrebbe non riguardare soltanto la qualità del linguaggio prodotto. La trasformazione più profonda emerge quando il dialogo esce dallo schermo e si sposta dentro ambienti immersivi.Parlare con un chatbot attraverso una tastiera è infatti molto diverso dall’incontrare un agente conversazionale incarnato in uno spazio virtuale condiviso (Frisone et al., 2026). Nel primo caso l’esperienza rimane mediata da un’interfaccia; nel secondo, il dialogo assume una dimensione spaziale, corporea e relazionale. È proprio da questa transizione che nasce VR-Socrate: un progetto che porta la GenAI fuori dalla semplice finestra testuale e la colloca all’interno della realtà virtuale (VR) immersiva.Indice degli argomenti