di
Fabrizio Geremicca
L’associazione ambientalista utilizza una termocamera per raccogliere dati, il record di caldo si è registrato a San Pietro a Patierno. Cinque proposte al Comune (e una alla Regione)
Trentasei gradi e mezzo nell’ambiente e 63,9 gradi sulla pavimentazione stradale. Sono i picchi registrati lo scorso 11 giugno da Legambiente nel quartiere San Pietro a Patierno, periferia nord di Napoli, durante la campagna di monitoraggio che ha combinato l’utilizzo di una termocamera a infrarossi (per misurare le temperature superficiali dei materiali) e di un igrometro per i valori ambientali di temperatura e umidità.I dati sono stati presentati ieri a Napoli in largo Berlinguer e sono i primi raccolti quest’anno nell’ambito della campagna che coinvolge anche diverse altre periferie delle città italiane. È realizzata in collaborazione con Ricerca sul Sistema Energetico (Rse), una società controllata dal Gestore servizi energetici, e Croce rossa italiana.
Proprio Rse ha individuato — attraverso l’incrocio di diversi indicatori socioeconomici, demografici, di edilizia e di consumo di diverse fonti statistiche ufficiali — San Pietro a Patierno come area dove può risultare molto difficile per le famiglie sostenere i costi per il raffrescamento delle case in estate ed il riscaldamento delle stesse in inverno. Maria Teresa Imparato, la direttrice in Campania di Legambiente, entra nel dettaglio del monitoraggio: «Dai 18 scatti termografici realizzati nel quartiere nelle ore più calde (11-14) in 36 punti di interesse (spazi pubblici, aree verdi, servizi essenziali) su circa un chilometro quadrato emerge che ben il 64% (25) risulta direttamente esposto al sole». E prosegue: «Le criticità maggiori sono state rilevate nell’area giochi del Parco IV Aprile, con una temperatura della pavimentazione massima di 63,9 gradi, e in via Casoria, dove si è registrato un picco di temperatura ambientale di 36,5 gradi».











