L’emergenza caldo entra nella fase più critica: per la prima volta dall’inizio dell’estate ieri tutte le 27 città monitorate dal Ministero della Salute sono contemporaneamente in bollino rosso, il massimo livello di allerta. Napoli è tra i capoluoghi più esposti agli effetti della quarta ondata di calore della stagione. Il dato che impressiona arriva dalle rilevazioni effettuate da Legambiente Campania sugli hotspot termici urbani. Alla Stazione Centrale di Napoli e al mercato ortofrutticolo di Afragola il termometro al suolo ha raggiunto addirittura 48 gradi, valori che trasformano asfalto, cemento e superfici impermeabili in vere e proprie “isole di calore”.
Le zone Numerose aree della provincia di Caserta e del Napoletano registrano temperature superficiali attorno a 45 gradi, confermando come il surriscaldamento urbano sia ormai un problema sanitario oltre che ambientale. Secondo Legambiente, il mercato di Afragola rappresenta uno degli esempi più evidenti di come il cambiamento climatico condizioni anche il lavoro quotidiano: migliaia di metri quadrati asfaltati, assenza di ombreggiamento e intensa attività logistica espongono lavoratori e operatori a condizioni estreme. Da questo punto di vista si comprende come il verde urbano e la sua cura siano una delle più importanti infrastrutture di salute pubblica. Analoga la situazione della Stazione Centrale di Napoli, dove ogni giorno transitano migliaia di pendolari e turisti in un ambiente dominato da cemento, traffico e scarsa ventilazione. L’altra faccia dell’emergenza è quella che si osserva nei pronto soccorso. Al Cardarelli, il più grande ospedale del Mezzogiorno, nei primi cinque giorni di agosto si è registrata una media di 215 accessi al giorno, con un incremento compreso tra il 15 e il 20% rispetto ai valori ordinari. Colpisce soprattutto il dato relativo alla gravità dei casi: il 23% degli accessi è rappresentato da codici rossi o arancioni, pazienti che richiedono interventi immediati. Ovviamente non sono casi legati al caldo ma nei reparti di emergenza arrivano decine di anziani disidratati, persone affette da demenza, malati oncologici e pazienti fragili provenienti sia dalle proprie abitazioni sia dalle RSA, spesso con importanti alterazioni dell’equilibrio idro-elettrolitico, scompensi cardiaci, insufficienza renale acuta e peggioramento di patologie croniche. Pazienti che cooperano a determinare l’iperafflusso in prima linea anche al Cto di Napoli. I medici di famiglia La situazione viene confermata anche dalla medicina territoriale. I medici di famiglia raccontano di ambulatori relativamente vuoti perché molti anziani evitano di uscire di casa. L’attività si è spostata sulle telefonate, sui consulti a distanza e soprattutto sulle visite domiciliari, mentre cresce la preoccupazione per gli anziani soli e per i pazienti oncologici assistiti a domicilio, che stanno affrontando giorni particolarmente difficili. Il rischio è che molte persone arrivino in ospedale solo quando la disidratazione ha già provocato un peggioramento. Le temperature elevate non provocano soltanto colpi di calore. Tra le complicanze più frequenti figurano, disidratazione severa, presincopi, scompenso cardiaco, aritmie, abbassamento della pressione, insufficienza renale acuta, confusione mentale e delirium negli anziani con demenza. Particolarmente delicata è la situazione delle persone con malattie cardiovascolari, diabete, tumori, insufficienza renale e patologie neurologiche. Le regole sono innanzitutto bere, frequentemente. Le regole Evitare di uscire tra le 11 e le 18, evitare l’ingresso del sole nelle stanze, utilizzare ambienti climatizzati senza eccessivi sbalzi termici, con 4 o 5 gradi di differenza massimo rispetto all’esterno. Poi consumare pasti leggeri ricchi di frutta e verdura, controllare quotidianamente anziani soli e persone fragili, rivolgersi subito al medico o al 118 in presenza di confusione, sonnolenza, febbre elevata, mancata sudorazione o perdita di coscienza. L’impressione è che se l’ondata di calore dovesse protrarsi ancora per diversi giorni il numero dei pazienti fragili destinati a ricorrere alle cure ospedaliere potrebbe aumentare ulteriormente.














