Il crollo dei mercati azionari e i valori gonfiati delle imprese coinvolte nella nuova tecnologia. E la profezia: «L'interrogativo non è se, ma quando. Una risposta non ce l'ha nessuno, e se qualcuno pensa di averla la usa per scommetterci sopra»
Nelle Borse mondiali sta per scoppiare una bolla? L’ipotesi dietro il crollo dei mercati azionari di questi giorni è che l’intelligenza artificiale abbia gonfiato i valori delle imprese coinvolte nel sistema. E anche di quelle non direttamente coinvolte. I timori sulla liquidità e gli scarsi ritorni si vanno a sommare alla politica delle banche centrali, che va verso i rialzi dei tassi d’interesse. Nelle aziende tech gli investimenti sono immensi. E per ora i guadagni sono troppo bassi. Mentre c’è chi, come l’ex Bankitalia Salvatore Rossi, pensa che la caduta ci sarà e sarà rovinosa. E dunque «l’interrogativo non è se, ma quando. Una risposta non ce l’ha nessuno, e se qualcuno pensa di averla la usa per scommetterci sopra».
Ieri l’indice tecnologico Nasdaq Composite ha perso 579 punti, pari al 2,21%. Le vendite sono arrivate a chi produce e commercializza semiconduttori. La Stampa spiega che gli analisti parlano di «crescente volatilità» di questi titoli e di «eccesso di aspettative sugli utili e sulle valutazioni». Per mesi Wall Street ha puntato sui tech, dando vita a una corsa al rialzo senza precedenti, mentre le aziende stanno investendo miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale. Gli investitori cominciano a dubitare che gli investimenti in datacenter e capacità di calcolo diventino profittevoli. Intanto la commissione della Federal Reserve negli Usa ha aperto alla possibilità di un aumento del costo del denaro già quest’anno. Per fermare l’inflazione. E a dispetto del mandato di Donald Trump.













