Sta scoppiando una bolla speculativa nei mercati borsistici mondiali? È l’interrogativo che attanaglia tutti in questo momento, dai più sofisticati analisti e operatori finanziari alla gente comune che si preoccupa del proprio risparmio investito (anche) in azioni. L’ipotesi che molti formulano da tempo è che l’intelligenza artificiale (Ai) abbia gonfiato i valori di Borsa della generalità delle imprese, non solo di quelle direttamente coinvolte nel sistema Ai. Ora quei valori starebbero cominciando a sgonfiarsi. I mercati azionari di bolle speculative ne hanno viste tante da quando sono nati, alcuni secoli fa. L’ultima a cui assistemmo, un quarto di secolo fa, è la bolla cosiddetta delle dot-com: nasceva Internet, qualunque azienda neonata si fregiasse di un indirizzo Internet era considerata una futura gallina dalle uova d’oro e ricoperta fin da subito di soldi. Perché il punto fondamentale è uno: un mercato azionario sconta il futuro, non valuta passato e presente se non come indicativo del futuro. Ma se siamo in presenza di una rottura, di un cambio di paradigma, il passato-presente non serve a niente come predittore del futuro, bisogna fare delle congetture, si entra in un territorio incognito in cui la razionalità impallidisce. Gli investitori imitano l’un l’altro, si afferma una narrativa che raccoglie il consenso generale. Finché qualcuno si sveglia e dice: ma che stiamo facendo? Ma siamo sicuri? Si diffonde rapidamente il panico, tutti vendono e la bolla si sgonfia. Questo accadde nel 2002 con le dot-com. Internet era vera, si badi bene, avrebbe in poco tempo trasformato il mondo, solo che intorno a Internet si era sviluppata una giungla di società, molte delle quali vuote e giustamente travolte dallo scoppio della bolla azionaria.
Ai, l’inquietudine degli operatori: gli investimenti sono immensi ma i guadagni troppo bassi
Il mercato si attende rialzi dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali e le azioni del tech globale, dopo anni di incrollabile crescita sui listini,…










