HomeCronacaChi era il poliziotto. Sui social le foto in divisa: "Una vocazione indossarla"Siciliano d’origine, raccontava il suo lavoro attraverso i post: passione e dovere "Dietro ogni giornata ci sono sacrifici, rinunce, fatica che nessuno vede".L’auto coinvolta nell’incidente di Peschiera BorromeoRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguici"Indossare questa divisa non è solo un lavoro, è una responsabilità. Non è un mestiere qualunque: è vocazione, passione e senso del dovere. Solo quando fai questo con il cuore puoi dare sempre il meglio di te stesso.
Dietro ogni giornata ci sono sacrifici, rinunce, fatica e tante cose che nessuno vede. Ma quando fai tutto con onestà, rispetto e onore, allora sai di essere sulla strada giusta". È uno dei tanti messaggi che Francesco Imprezzabile, l’agente di polizia locale morto lunedì sera dopo un inseguimento in moto, scriveva sui suoi profili social. Originario di Mazara del Vallo (Trapani), avrebbe compiuto 40 anni il prossimo 7 agosto. Da 4 era nel Corpo di polizia locale, ora operativo nel Comando di Zona 4. In passato aveva anche lavorato come buttafuori in un locale.
"Amava il suo lavoro e l’ha dimostrato. Forse l’amava troppo. Mando un abbraccio alla famiglia", ha detto ieri il comandante della polizia locale Gianluca Mirabelli. Tra le foto pubblicate da Imprezzabile, molte in divisa. Tanti scatti che catturano l’impegno quotidiano, quella presenza che spesso non fa notizia. In un’immagine, dialoga con un’anziana. "In quella divisa – sottolineava Imprezzabile – vive una persona che si ferma, che ascolta, che sceglie ogni giorno di esserci. È in un gesto semplice che si racconta davvero: nel passo paziente accanto a una signora anziana,in quello sguardo attento che diventa protezione, in quel silenzio che sa di rispetto e di cura. Lì, lontano dal rumore delle sirene, si vede ciò che spesso sfugge: un cuore che batte sotto la divisa". Non mancano tra i post anche riflessioni sulla necessità che avvertiva di "riformare" un sistema in cui le forze dell’ordine vengono delegittimate. "Spesso siamo soli. Senza rispetto. Senza protezione. Siamo insultati, aggrediti, filmati. Processati sui social prima ancora di essere ascoltati". Ma a prevalere era sempre "il bello" del lavoro che amava. "Il bello è esserci sempre, al servizio del cittadino, che deve sentirsi tutelato e al sicuro. Anche se in moto il rischio è sempre presente e la concentrazione non può mai calare, è proprio questo che dà valore a ogni chilometro". Parole che dopo la tragedia diventano ancora più preziose.










