«Indossare la divisa è una vocazione», ma anche una «grande responsabilità». È così che viveva il proprio lavoro Francesco Imprezzabile, agente della Polizia locale di Milano, morto a 39 anni dopo un inseguimento di un Suv che non si era fermato a un posto di blocco.

«Amava il proprio lavoro, forse lo amava troppo», lo ricorda il comandante Gianluca Mirabelli, sottolineando il forte legame dell’agente con il servizio e con il corpo a cui apparteneva. Un senso di appartenenza che emerge anche dai suoi profili social, dove Imprezzabile raccontava con orgoglio la quotidianità in divisa.

23 maggio, meno di un mese prima della tragedia, si era mostrato sorridente in una foto scattata sulla moto di servizio. In un post scriveva: «Indossare questa divisa non è solo un lavoro, è una responsabilità. Non è un mestiere qualunque, è vocazione, passione e senso del dovere». Accanto all’orgoglio, però, non nascondeva le difficoltà del mestiere: «I sacrifici e le rinunce, fatica e tante cose che nessuno vede», annotava, aggiungendo che «il sacrificio, l’onestà e la costanza sono le uniche cose che ripagano davvero».

Nei suoi racconti trovava spazio anche una riflessione critica sulle condizioni del lavoro degli agenti, spesso esposti a situazioni di rischio e tensione: «Ogni giorno affrontiamo violenza, degrado e criminalità. Eppure spesso siamo soli. Senza rispetto. Senza protezione. Siamo insultati, aggrediti, filmati».