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Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio

Scriveva su Instagram un mese fa: «Indossare questa divisa non è solo un lavoro, è vocazione, passione». Il ricordo commosso del collega Andrea: «Ci hai lasciato facendo ciò che amavamo, indossando l’uniforme con onore»

Il «sogno» di Francesco Imprezzabile si era realizzato il 29 aprile di quattro anni fa. Ed era racchiuso tutto in quattro parole: «Idoneo vincitore di concorso». Il primo passo. La divisa indosso. Come aveva sempre sperato. Al posto del completo da bodyguard/buttafuori. Poi l’addestramento. L’assunzione definitiva. La «promessa solenne» da nuovo agente a tutti gli effetti della polizia locale di Milano, sul capo il casco da ghisa. E quel primo giorno in strada, «la pattuglia, l’emozione dell’auto, la radio, l’intervento, l’emergenza». Perché, scriveva su Instagram un mese fa esatto, «indossare questa divisa non è solo un lavoro, è una responsabilità. Non è un mestiere qualunque: è vocazione, passione, senso del dovere».

Dall’auto di servizio alla moto, il passaggio era stato quasi automatico. Seguendo le sue passioni per i motori, e soprattutto per le due ruote. «Moto, cuore e sirena», provava a buttar giù sui social tutta la sua emozione posando al fianco della «sua» Bmw. «Sempre in sella, sempre sotto pressione — è un altro suo messaggio sui social —. Lo stress è parte del servizio, ma è proprio lì che serve la massima lucidità: un attimo per decidere, e ogni scelta può fare la differenza». Per chi conosceva Francesco, anzi «Fra», la scelta di intraprendere quella strada, da percorrere in divisa, «che per lui era davvero tutto», era stata in qualche modo naturale. «Era sempre disponibile, premuroso, attento e protettivo con chiunque. Un ragazzo davvero meraviglioso», giura una sua amica e vicina di casa, a San Giuliano, comune dell’hinterland, dove s’era trasferito nel 2019. «Era affezionatissimo al papà e soprattutto alla mamma», per i quali aveva acceso un mutuo per comprar loro casa a Milano. E se gli amici ricordano le sue passioni per la musica, il nuoto, soprattutto nel mare della sua Sicilia, il calcio («ho giocato per 15 anni») e gli animali, l’immagine che di lui rimane impressa a tutti era «il suo sorriso», ricorda Eleonora: «È impossibile non ricordarlo sorridente».