Nell’ultimo decennio, il possibile utilizzo delle risorse naturali presenti sulla Luna e sugli altri corpi celesti è diventato uno dei temi più caldi del settore spaziale. La prospettiva di larghi profitti, il rapido progresso tecnologico, la spinta proveniente da soggetti privati desiderosi di investire in questo settore e considerazioni di carattere geopolitico, hanno contribuito a posizionare il cosiddetto “space mining” al centro dell’agenda dei principali attori spaziali.
Da un punto di vista giuridico, l’utilizzo delle risorse spaziali pone questioni complesse, legate sia alla sua legalità nel contesto del diritto internazionale vigente sia allo scopo di tale utilizzo. Il problema di fondo è che il Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico del 1967 non stabilisce norme chiare al riguardo, dando così adito a interpretazioni contrastanti.
Stante la situazione, alcuni Stati – in prima fila gli Stati Uniti – hanno intrapreso, sia a livello nazionale che regionale, iniziative volte a modificare questo stato di incertezza. Tra gli elementi caratterizzanti di queste iniziative c’è quello di legittimizzare l’appropriazione delle risorse spaziali e di consentire il loro utilizzo a scopi di profitto, sia pubblico che privato. Chiaramente, azioni di questo tipo non solo creano tensione con le norme internazionali in vigore ma vanno anche ad indebolire il sistema di governance multilaterale che, sino a questo momento, è stato alla base della gestione delle attività spaziali.








