Per gran parte della storia dell’esplorazione spaziale – il cui inizio si fa risalire al lancio del primo satellite artificiale, Sputnik 1, da parte dell’Unione Sovietica, il 4 ottobre 1957 – lo spazio è stato percepito soprattutto come un dominio simbolico e politico. La competizione tra le due superpotenze dell’epoca, Unione Sovietica e Stati Uniti, per la conquista dei primati nello spazio – culminata con l’arrivo sulla Luna dei primi esseri umani, gli astronauti americani Neil Armstrong e Buzz Aldrin – fu innanzitutto una sfida tecnologica, ma anche un modo per affermare davanti al mondo la leadership politica e scientifica di una delle due potenze.

Oltre a essere stato il teatro della competizione ideologica durante la Guerra Fredda, lo spazio è stato però anche un laboratorio di cooperazione scientifica internazionale. Le tecnologie, che allora erano appena agli inizi del loro sviluppo, oggi hanno raggiunto un alto grado di maturità – almeno alcune di esse, come le telecomunicazioni satellitari, l’osservazione della Terra e i sistemi di navigazione e geolocalizzazione di precisione. Questo progresso ha reso possibile l’apertura di un vero e proprio mercato, con servizi e applicazioni che possono beneficiare i cittadini di ogni Paese, inclusi quelli emergenti e in via di sviluppo, anche in assenza di asset spaziali propri.