Nella vecchia corsa allo spazio, i razzi erano argomentazioni. L’obiettivo era dimostrare la superiorità di un sistema piantando una bandiera dove non c’era. La competizione odierna porta ancora con sé prestigio e implicazioni militari, ma il centro di gravità si è spostato. Lo spazio sta diventando un’infrastruttura di base – meno spettacolo, più sistemi. E quando qualcosa diventa infrastruttura, tutti ne dipendono; pochi se ne accorgono, ma quando si inceppa, l’impatto è improvviso e inevitabilmente politico.

La maggior parte dei consigli d’amministrazione del settore energetico considera ancora lo spazio come un settore tecnologico limitrofo – interessante, utile, ma facoltativo. Peccato che non sia così: i servizi spaziali già oggi sostengono l’esplorazione, le rotte marittime, le previsioni meteo, la gestione delle emergenze e la sincronizzazione di precisione che consente alle reti elettriche di funzionare. Contribuiscono inoltre a verificare le nostre emissioni e ciò che disperdiamo nell’ambiente. In un’epoca in cui la sicurezza energetica dipende dal coordinamento e dalla verifica (e non solo dalla produzione), lo spazio è il luogo in cui sempre più spesso risiedono molte di queste capacità.