A quattro anni dall’invasione dell’Ucraina, l’Europa si trova a gestire una trasformazione radicale della propria postura spaziale. Il cambiamento è prima di tutto culturale: lo spazio non è più percepito come campo puramente scientifico o strumento economico, ma come snodo strategico che unisce politica estera, difesa e sovranità tecnologica. Il riposizionamento dello spazio nelle agende pubbliche risponde, quindi, alla necessità di poter disporre dei propri assetti quando e dove necessario, un obiettivo inseguito lungo tutta la storia della cooperazione spaziale europea e diventato oggi decisivo in un contesto internazionale in rapido mutamento. Ridurre una dipendenza strutturale, che per decenni ha reso il continente vulnerabile alle decisioni altrui, è ormai una priorità strategica.

La recente European Space Conference (ESC) di Bruxelles, nel solco del Consiglio ministeriale dell’European Space Agency (ESA) del novembre 2025 – dove si è registrato un record storico di sottoscrizioni – segnala una rinnovata volontà di investire nello spazio. Sul fronte dei lanciatori – i razzi che permettono di trasportare satelliti e carichi utili in orbita – Ariane 6, con la configurazione 64 già operativa per lanci commerciali di grande portata, e il recupero di Vega-C, restituiscono all’Europa un accesso indipendente allo spazio dopo anni di stallo.