Roma, 8 giugno 2026 – L'assetto geopolitico globale sta vivendo una profonda metamorfosi. L'invasione russa dell'Ucraina, la crescente competizione tecnologica e il mutamento della politica estera statunitense hanno spinto l'Unione Europea a un'accelerazione senza precedenti verso l'autonomia strategica. La difesa non è più una prerogativa puramente geopolitica, ma un pilastro economico per il completamento del mercato unico e la resilienza industriale. Questo cambio di rotta si esprime nel piano Re-Arm Eu (4 marzo 2025) e nel Libro Bianco sul futuro della difesa europea (19 marzo 2025), volti a mobilitare circa 800 miliardi di euro nei prossimi quattro o cinque anni per raggiungere la prontezza militare entro il 2030, ponendo al centro l'integrazione delle tecnologie a duplice uso (dual-use).

Il costo della frammentazione e il gap di investimenti

L'Europa sconta quasi tre decenni di sotto-investimento derivanti dal "dividendo della pace" post-Guerra Fredda. Se nel 1958 gli Usa spendevano il 10% del Pil in difesa, nel 2023 sono scesi al 3,3%. In Europa la contrazione ha creato un vuoto strutturale: sebbene la spesa dell'Ue-27 sia salita a 279 miliardi di euro nel 2023 (1,6% del Pil) e sia stimata a 326 miliardi nel 2024 (1,9%), i gap accumulati restano enormi. Il Rapporto Draghi del 2024 ha stimato il divario di investimenti a 500 miliardi di euro, denunciando la frammentazione industriale e lo scarso accesso ai capitali. Tra il 2006 e il 2022 il deficit europeo rispetto al target Nato del 2% ha superato i 1.770 miliardi di euro. Questa frammentazione parcellizza la domanda pubblica lungo i confini nazionali, impedendo le economie di scala. Secondo i dati Iris, tra giugno 2022 e giugno 2023 ben il 78% dei 75 miliardi di euro spesi dagli Stati membri per equipaggiamenti è stato diretto a produttori extra-UE (di cui il 63% agli Usa). L'acquisto di prodotti commerciali pronti all'uso risolve le urgenze immediate, ma indebolisce la Base Industriale e Tecnologica della Difesa Europea.