Lo spazio e la governance ambientale sono ormai profondamente legati, e questo rapporto è destinato a diventare sempre più stretto nei prossimi anni. I dati forniti dai satelliti per l’Osservazione della Terra sono infatti indispensabili per la gestione del territorio, l’implementazione delle politiche ambientali, il monitoraggio dello sfruttamento delle risorse naturali, tra gli altri. Una relazione che incrocia non solo i temi ambientali ma anche quelli legati alla sicurezza e all’economia, e che si sta evolvendo a una velocità senza precedenti.

La storia dell’uso dei satelliti

L’uso dei satelliti per monitorare la Terra affonda le sue radici negli anni ’70 e nel lancio del programma Landsat da parte degli Stati Uniti, ma sono stati i cambiamenti dell’ultimo decennio a trasformare radicalmente queste applicazioni: l’aumento considerevole dei dati a disposizione, la proliferazione di software e di intelligenze artificiali (IA), ma anche l’integrazione di questi sistemi in politiche nazionali e internazionali (in Europa, ma anche al di fuori) ne hanno massimizzato l’impatto.

Il cambiamento più rilevante è stato, forse, l’entrata in servizio delle Sentinelle dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) a fine 2016; la costellazione di otto satelliti, in continua espansione, fornisce, infatti, la più grande quantità di dati pubblici disponibile al momento, con una copertura di tutto il mondo ogni cinque o dieci giorni. A questi si aggiungono i dati pubblici forniti dal Landsat, dalle agenzie spaziali nazionali, come l’italiana ASI o la giapponese JAXA, e quelle dei provider privati, come Planet e Maxar, che, pur essendo a pagamento, sono sempre più economici.