Osservare la Terra dallo Spazio può contribuire a salvarlo. E a salvarci. Il monitoraggio ambientale da satellite ci offre occhi straordinari per comprendere lo stato di salute della Terra. Per comprendere processi complessi e intrecciati in grado di suggerire contromisure, spesso inderogabili, per invertire la rotta del riscaldamento globale: dalla temperatura degli oceani e dei continenti all’abbondanza di gas serra o sostanze inquinanti, dalla qualità delle acque all’uso del suolo e la sua umidità, dalla salute della vegetazione ai movimenti del terreno, come terremoti e frane, dalla copertura di neve al livello del mare, fino alla consistenza delle praterie di Posidonia oceanica.
L’INTERVISTA
Joseph Aschbacher (Esa): “Esploriamo lo Spazio per proteggere il nostro pianeta”
«Trattandosi di misure remote, cioè effettuate a distanza dai fenomeni che si vuole osservare, le tecniche di telerilevamento utilizzano onde elettromagnetiche, naturalmente emesse o riflesse dalla Terra, per ricavarne le proprietà, ma ci sono anche sensori che sfruttano altre interazioni, come ad esempio la modifica del campo gravitazionale”, spiega Domenico Cimini, ricercatore dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Cnr. ”Per misurare la temperatura della superficie - prosegue - è necessario utilizzare frequenze per le quali l’atmosfera è quasi trasparente; al contrario per misurare la temperatura a vari livelli dell’atmosfera vanno utilizzate altre frequenze per le quali l’atmosfera è semiopaca, come fosse un laghetto torbido”.







