“La Terra è un paziente e dallo spazio cerchiamo di capirne i sintomi”. Paolo Cipollini, ingegnere e oceanografo, oggi mission scientist all’Agenzia Spaziale Europea (ESA), è una delle persone che “dall’orbita” osservano la salute del pianeta. All’ESA è responsabile scientifico di due missioni del programma europeo Copernicus: CRISTAL, dedicata allo studio dei ghiacci e della criosfera, e Sentinel-3 Next Generation Optical, che misurerà temperatura e colore di oceani e terre emerse. È uno degli ospiti del festival BergamoScienza (dal 3 al 19 ottobre).
La Terra come paziente: che cosa significa, esattamente?
“L’analogia è utile: il Pianeta mostra sintomi inequivocabili del riscaldamento globale. Il nostro compito, in ESA, è fornire gli strumenti diagnostici. Dallo spazio possiamo misurare grandezze globali – temperatura, spessore dei ghiacci, livello del mare – con una continuità che nessuna rete terrestre può garantire. È come fare analisi regolari al paziente, per capire se la cura sta funzionando”.
Perché sostiene che “il paziente sta peggio”?
“Non è mai cambiato tutto così in fretta. Il problema è la velocità: l’aumento rapido della concentrazione di gas serra ha avvolto la Terra in una coperta aggiuntiva che trattiene calore. L’aumento medio della temperatura è già oltre un grado rispetto all’epoca pre-industriale, e sintomi correlati accelerano. Lo vediamo ad esempio nel livello dei mari, che adesso cresce di circa 5 millimetri l’anno. È un dato globale e inconfutabile”.






