Avanti il settimo. La chiamano «incoronazione» il passaggio da un leader a un altro senza passare per le «primarie», anche se ormai quella dell’inquilino di D(r)owning Street è una corona di spine.

Andy Burnham potrebbe indossarla già da metà luglio, quando il paese dirà definitivamente good riddance, tanti saluti al tecnocratico Keir Starmer, pentitosi a morte di avergli firmato un assegno in bianco appena due anni fa. Wes Streeting, il centrista ex ministro della salute con serie velleità di leadership, annunciava già lunedì che sosterrà la candidatura di Burnham: segno che la lotta fratricida per il potere in stile Tory sarà evitata, a meno che non emergano altri candidati nelle prossime settimane. Che però devono farsi vidimare il sostegno di 80 colleghi del partito parlamentare. Le candidature aprono il 9 luglio.

IN CAMPAGNA ELETTORALE che lo ha riportato ai Comuni attraverso le suppletive di Makerfield – Starmer gli aveva impedito di provarci nella precedente tornata, quella vinta dai Verdi a Gorton and Denton lo scorso febbraio – Burnham ha più volte ripetuto che questa è l’ultima occasione per il partito di fare da diga alle acque nere di Farage e a quelli alla sua destra. E, probabilmente, anche quella di restare un contendente storico credibile alla guida del paese mentre l’altra metà dell’ex duopolio, i conservatori, appassiscono non rimpianti dopo secoli di egemonia e di gestione unilaterale del potere.