Il Regno Unito si prepara ad accogliere un nuovo inquilino al Numero 10 di Downing Street: salvo colpi di scena, il 20 luglio 2026 Andy Burnham subentrerà a Keir Starmer alla guida del governo britannico.

L’avvicendamento al vertice del Partito laburista non è maturato attraverso lunghe consultazioni di base, ma si è consumato in tempi rapidi, come risposta all’urgenza dettata da una crisi politica profonda. Starmer ha infatti annunciato le dimissioni, travolto da una crescente impopolarità, da errori di valutazione e da risultati disastrosi alle amministrative di maggio, con la pressione esercitata in particolare da Reform UK.

Già a giugno, il 66% degli elettori britannici non desiderava più che fosse lui a condurre il partito verso le prossime elezioni generali. Dinanzi a un crollo così netto nei sondaggi, i laburisti hanno scelto una scorciatoia pragmatica per non compromettere le proprie prospettive elettorali.

Cinquantasei anni, già sindaco della Greater Manchester dal 2017, Burnham ha raccolto l’appoggio schiacciante di 379 deputati su 403 e il sostegno unanime dei principali sindacati — UNISON, GMB e Unite — rendendo impraticabile qualsiasi candidatura alternativa.

La sua avanzata è stata orchestrata con grande cura: a maggio il deputato Josh Simons si è dimesso per cedergli il seggio e, il 18 giugno 2026, il futuro leader ha trionfato alle suppletive di Makerfield con il 54,8% dei consensi, certificando il rientro a Westminster e la capacità di intercettare voti oltre le roccaforti tradizionali.