I fondatori di Indipendenza, la creatura di Gianni Alemanno, raggiunti da un “invito” a non essere presenti al rilascio dell’ex sindaco di Roma: “Lo mettiamo in imbarazzo di fronte a Vannacci, che amarezza…”.
– di Carlo Tarallo
Marcello Taglialatela, Fabio Granata, Luigia Passero e un nutrito gruppo di Fondatori di Indipendenza, fondato da Gianni Alemanno, che non hanno condiviso la svolta "vannacciana" imposta al Movimento, sono stati “raggiunti”, con comprensibile amarezza, da un invito a non essere presenti al rilascio dello stesso Alemanno, che uscirà domani dal carcere, su indicazione dello stesso, per non “generare imbarazzo” nei confronti del Generale. Alcuni di loro, come Taglialatela e Fabio Granata, avevano condiviso con Alemanno le battaglie della destra sociale fin dal Fronte della Gioventù. Taglialatela, in particolare, è stato vicepresidente nazionale di Indipendenza, carica dalla quale si è dimesso non appena Alemanno ha scelto iniziato ad assumere posizioni filo-Maga e filo-Trump. E’ stato in carcere a visitare Alemanno, ha regalato il suo libro agli amici come strenna natalizia. Ma niente: non potrà neanche salutare il suo compagno di tante battaglie tornato in libertà. “Evidentemente”, ha spiegato ad alcuni amici uno degli interessati, “la difesa della legalità, le battaglie sociali, e l'antagonismo nei confronti dell'Imperialismo e il no alle guerre, non hanno più spazio e ragione sociale nel nuovo partito di Alemanno…”.












